Sicuramente questo piatto non ha bisogno di presentazioni o giri di parole e forse neanche di una storia! Durante l’estate quando con Alma abbiamo avuto tutti gli ingredienti autoprodotti (abbiamo comprato solo sedano e zucchero :) e abbiamo fatto la caponata, ci siamo volute preparare bene e abbiamo scoperto che quella della caponata è una lunga storia fatta di popoli, di culture e di tradizioni che si sono susseguite nel tempo.
Tutti sono concordi col fatto che la caponata nasca quando gli Arabi importarono in Sicilia la melanzana, ingrediente principale di questo piatto anche se in realtà se ne contano tante varianti. C’è chi sostiene che siano stati i latini a sperimentare questa ricetta (caupona), come piatto povero, da taverna, e altri che la fanno risalire agli intingoli di origine iberica (capironades). Probabilmente, la storia più accreditata è quella più recente che vede nascere la caponata come contorno del “capone”, nome con cui viene ancora oggi chiamata in Sicilia la Lampuga, che nelle tavole dei ricchi del 1700 veniva servito con la salsina agrodolce ricavata dalla cottura delle verdure. E come in ogni periodo di crisi già in passato, nelle tavole più povere la caponata si è trasformata col tempo da condimento a piatto unico, magari da consumare solamente col pane.
Effettivamente, è difficile stabilire l’origine e la storia di un piatto così diffuso e semplice, ma alla fine credo che un’origine non debba averla per forza. A me basta sapere che appartiene a quel gruppo di ricette nate chissà come, chissà dove che si sono tramandate fino a oggi per portare testimonianza di un percorso fatto di famiglie, di genti, di culture di cui ancora oggi riusciamo a percepire i sapori.




